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PAROLA CHIAVE

  
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Ammirando una console neoclassica

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Mercoledì 18 Maggio 2016 08:34

Ogni volta che transitiamo in via XXV aprile passiamo attraverso un sogno urbanistico e architettonico che è divenuto realtà grazie a Carlo Barabino. Il taglio della via fu operazione complessa ed elegantemente risolta da questo architetto, come ci è stato raccontato da Giovanni Paolo Rava nella interessante e documentatissima conferenza dedicata proprio alla storia di questa via tanto frequentata.Imponenti lavori di sterro del colle sulla spianata del quale  sorge - ora -  il Teatro Carlo Felice, smantellamento di parte degli edifici e ricostruzione delle facciate, con attenzione al valore commerciale degli immobili, rettifica del piano di calpestio di Piazza fontane Amorose (tale era la dizione nei progetti di Carlo Barabino). Il progetto trovò realizzazione tra il 1825 e il 1835, anno in cui Barabino morì, colpito dal colera, dopo essere riuscito - comunque  - a mutare i destini di quella caserma che avrebbe dovuto sorgere nel cuore della città, a fianco al teatro e che grazie ai suoi sforzi diventerà, invece, la sede dell'Accademia Ligustica. E in questo senso Barabino fu cultore di una classicità che nell'idea di armonia, cultura e ordine seppe incidere potentemente sulla viabilità e i servizi cittadini, aggiornando in maniera armonica il piano urbano.

Scoppiettante ed entusiasta descrizione in presa diretta sulla passione antiquaria: Alberto Capozzi ha condiviso le emozioni di chi scopre "il pezzo" di valore. Una consolle settecentesca, nata dai desideri di una famiglia genovese certo ricca, che si fa confezionare su misura un oggetto capace ancora oggi di stupire. Piano di marmo che pare velluto, perfetta doratura, piccoli dettagli di perfezione artigiana, esecuzioni raffinate. Nasce così l'amore per l'antico, le cose belle, gli oggetti che non hanno tempo perché continuano a stupirci.

E poi cosa c'è di più affascinante che osservare le mani di un maestro come Andrea Armando Ferrando, che si muovono sapienti e posate, con gesti antichi,  per dorare una cornice? Bolo rosso, pietra d'agata, fiele.... sembrano gli ingredienti di una pozione magica, e in effetti la magia c'è. Un pezzo di legno scavato, tornito, che brilla e diventa  manufatto unico e prezioso. Sapienza, tecnica e amore per il proprio lavoro: una grande lezione!